Quadro storico del Don Carlos

Il Don Carlos è ambientato alla fine del Cinquecento,

Filippo II era a capo di un vero proprio impero che si stendeva non solo in Europa, ma anche nelle Americhe, scoperte, se così si può dire, da Colombo nel 1492 e quasi interamente sotto la corona di Spagna. Fra i molti problemi che il re doveva fronteggiare c’erano quelli legati alla diffusione della Riforma protestante, avviata da Lutero durante il regno del padre Carlo V.

Si trattava di problemi interni alla monarchia spagnola, perché se nella Spagna vera e propria qualunque tentativo di diffusione del protestantesimo era stato abilmente neutralizzato dal controllo diretto del Re e della crudele fermezza della Inquisizione, nei possedimenti settentrionali delle Fiandre (grossomodo gli attuali Paesi Bassi fiamminghi) la predicazione protestante, soprattutto nella versione calvinista, aveva avuto grande presa e, negli anni in cui è ambientato il nostro dramma, nelle Fiandre era appunto in corso una feroce repressione nei confronti degli eretici protestanti, voluta da Filippo in perfetto accordo con la S. Inquisizione.

E si trattava anche di problemi di natura internazionale, visto che la diffusione della Riforma diede avvio ad almeno un secolo di guerre religiose in Europa.

La Riforma fu un momento molto importante della storia Europea del Cinquecento. Lutero, il frate che si schierò contro la Chiesa cattolica, aveva infatti guidato un movimento che protestava contro quei comportamenti e quelle idee che riteneva sbagliate perché lontane dal messaggio di Gesù.

In realtà sin dal Medioevo ci furono dei cristiani che ritenevano la condotta della chiesa poco corretta: in particolare si condannava la vita troppo ricca e dedicata ai piaceri dei preti, il loro coinvolgimento nella politica. Potremmo riassumere le critiche in questo modo: la Chiesa non doveva occuparsi delle cose del mondo, ma di fare il bene e vivere in povertà, come aveva fatto Gesù. Ci furono movimenti di protesta, anche molto forti e violenti, che furono repressi, perché “eretici”. Chi era giudicato eretico finiva spesso … sul rogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro argomento importante: la Chiesa e i re dell’Occidente combatterono la diffusione nel Mediterraneo dell’Islam. Proprio in Spagna, la lotta fra cristiani e musulmani fu molto forte. Ma anche in Palestina, nella quale a partire dal 1096, molti eserciti si erano recati per scacciare dai luoghi sacri, nei quali aveva agito Gesù, “gli infedeli”, in quelle che furono chiamate Crociate. Anche ai tempi della nostra storia cristiani e musulmani combattevano per il controllo del Mediterraneo e delle sue sponde e Filippo II si impegnò molto in queste guerre.

Lo scontro fra Protestanti (così si chiamarono quelli che davano ragione alla Riforma di Lutero) e Cattolici non rimasero semplici discussioni, ma vere e proprie guerre di religione che provocarono morti, dolore, fughe, arresti. Un quadro quindi molto complicato. Anche perché, come spesso accade, il motivo religioso era legato al motivo politico: indagare e arrestare era un modo per tenere sotto controllo le menti dei sudditi e fare la guerra contro un re o contro un altro (cosa che gli umani hanno sempre fatto, purtroppo) spesso aveva obiettivi molto concreti. Ma quasi sempre i sovrani invocavano come motivo serio di combattere quello della religione.

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