La fiaba di Tristano e Isotta

Per raccontarvi la Fiaba di Tristano e Isotta, così come verrà messa in scena dai ragazzi e dalla compagnia Venti Lucenti, eccovi alcune risorse: un antefatto scritto da Manu Lalli, una bibliografia ragionata preparata da Daniele Bacci

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[toggle title=”Antefatto”]
Vi presentiamo l’antefatto della “Fiaba di Tristano e Isotta” che verrà messa in scena, sotto la guida della compagnia Venti Lucenti, da 900 ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Firenze che partecipano all’edizione 2013/14 del progetto All’Opera …Le scuole al Maggio. Buona lettura!


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[toggle title=”Bibliografia ragionata”]
Per cominciare. Alcune riflessioni

La costruzione di una bibliografia per insegnanti che serva ad approfondire temi legati al Tristano e Isotta di Richard Wagner o che possa integrare il progetto all’opera di quest’anno in un più ampio percorso didattico non è semplice. Niente è semplice se si affronta Wagner.

In primo luogo il rischio è quello di farsi trascinare in percorsi intellettualmente stimolanti, ma poco utili poi per il lavoro sul campo con i ragazzi (ma questo non mi pare brutto). In secondo luogo i testi consultabili sono a nostro parere complessi, soprattutto se intendono affrontare temi musicali. Un terzo ordine di problemi è legato alla scarsa disponibilità sul mercato (ma spesso anche in biblioteca) di testi tradotti in italiano. In linea generale ci sentiamo di suggerire che in tutti i casi da noi proposti, la lettura sia una lettura per adulti che, un po’ come fanno, credo, i pinguini o altri uccelli, devono mangiare, digerire e poi rendere commestibile per gli studenti i contenuti dei titoli che seguono.

L’impostazione del lavoro con i ragazzi privilegia, anche sul piano drammaturgico, una linea che intende evidenziare l’importante struttura narrativa dei romanzi medievali sulla vicenda di Tristano e Isotta, ai quali, proprio attraverso la spesso disinvolta lettura di Wagner, è arrivata (al pari di Parsifal, o di Lancillotto del lago) ad influenzare la nostra cultura, anche bassa (se esiste) e legata ad operazioni commerciali; basti pensare al cinema. I valori e le vicende dei cavalieri “che fecero l’impresa“, ma soprattutto della passione amorosa che trascende ogni controllo e ogni vincolo (non solo il matrimonio, ma anche la fedeltà al proprio signore) ancora oggi ispirano un po’ tutto il cinema d’avventura e d’amore, anche quando non sono direttamente tirati in ballo. Non si pensi soltanto, quindi, al Signore degli anelli o alle saghe spaziali, ma a tutti i racconti di coraggio, fedeltà, amore travolgente che mettono gli eroi nelle condizioni di superare prove anche inverosimili (non è un caso che il terzo film che ha per protagonista Indiana Jones, sia centrato sulla lotta dei buoni e dei cattivi per la conquista del Graal; e non è un caso che l’attore che interpreta il padre del protagonista sia il più noto fra i volti del popolare e invincibile James Bond). Non è un caso, inoltre, che nel primo abbozzo dell’opera, Tristano ferito e morente riceveva la visita di Parsifal; Wagner voleva saldare in questo modo la vicenda terribile dell’amore del nostro eroe per Isotta con il più ampio ciclo di gesta dei cavalieri alla ricerca del santo Graal, secondo un’ottica che ci riporta proprio alle radici dei romanzi medievali, che sono romanzi d’avventura.

Non si dimentichi che il mito dell’amore di Tristano e Isotta è antichissimo e che nel medioevo venne sviluppato, secondo il gusto dell’epoca, in una trama romanzesca fatta di mille avventure, astuzie, tradimenti; soltanto in epoca più recente (e in Wagner in maniera clamorosa) si è preferito approfondire soltanto la storia la storia d’amore. In questo senso, la presenza di un “filtro d’amore”, vero mezzo magico che ci riporta ad un universo fantastico fatto di maghi e streghe, vista anche l’età dei ragazzi coinvolti, potrebbe essere un punto di partenza utile per affrontare il tema della fiaba, da intendersi soprattutto nella sua accezione di scoperta di qualcosa di sconosciuto, irrazionale, ingovernabile, che attrae e respinge, che avvince e fa disperare. Filtri, magie, animali che parlano hanno ampio spazio nelle fiabe. Oggi, in fondo, come nel corso del Romanticismo, il ricorso alle storie fantastiche d’avventura ci serve per non rassegnarci ad un mondo che sempre più ci appare sfuggente, difficile da conoscere e padroneggiare. Forse, inoltre, la fine dei riti di passaggio e il misurarsi con la morte, ha caricato la scoperta dell’amore di un sapore iniziatico e totale che continua a nutrire la nostra fantasia: il vero amore nella nostra fantasia deve essere per forza folle. Il mito di Tristano e Isotta “agisce ovunque la passione è sognata come un ideale, non già temuta come una febbre maligna: ovunque la sua fatalità sia chiamata, invocata, immaginata come una bella e desiderabile catastrofe. Esso vive della vita stessa di coloro i quali credono che l’amore sia un destino (nel romanzo si chiamava “ il filtro”); che piombi sull’uomo impotente e travolto per consumarlo in un puro fuoco; e che sia più forte e più vero della felicità, della società, della morale” (DENIS DEOUGEMONT, L’amore e l’Occidente).

Affrontare questo tema, al quale è legatissimo quello complementare rispetto del limite, della legge, delle consuetudini, vuol dire mettere sul banco di prova la nostra crescita. In fondo, ogni fiaba parla della crescita, se prendiamo per buone le considerazione di Bruno Bettelheim (Il mondo incantato) e potrebbe essere un bell’effetto collaterale far conoscere alcune fiabe molto popolari nella loro versione integrale (su tutte bastino Biancaneve o Cenerentola). Una forma degradata e ironica, ma divertente, di “filtro”

Se pensiamo al filtro d’amore, immediatamente pensiamo all’Opera di Donizetti, L’Elisir d’amore, nella quale Dulcamara vende a Nemorino proprio il filtro “della regina Isotta”, che altri non è che vino. E ci siamo. Il vino che dà coraggio e ti spinge a osare, a non essere timido (meditate). E su suggerimento del Prof. Leonardo Bucciardini, che rintraccia nel Remedia amoris di Ovidio il punto di partenza letterario della fortuna del magico elisir, cito un passo molto divertente da sottoporvi per affrontare il tema del desiderio e della fine del desiderio. Nell’Orlando innamorato, Libro primo, canto terzo, accade che Ranaldo, innamorato di Angelica, beva alla fonte del disamore e Angelica, al contrario beva al fonte dell’amore. Il paladino, quindi, contrariamente alle aspettative della principessa, la fugge e la disprezza, fino a che l’effetto dell’acqua magica non svanisce.

Io mi permetto di aggiungere che nell’Orlando furioso, la gelosia e l’amore fanno perdere il senno al protagonista; Astolfo va sulla luna e trova la bottiglia che “avea scritto di fuor:” senno d’Orlando”.

Follia/saggezza: bel dilemma. Appassionarsi fino agli estremi (non solo innamorarsi di qualcuno) o osservare, lucidamente distaccati, calcolare. Equilibrio difficile da raggiungere, ma interessante da indagare. In fondo Tristano è citato nel V dell’Inferno e potrebbe non essere brutto (senz’altro vintage) far imparare alcuni versi riferiti a Paolo e Francesca …..

La struttura fiabesca e medievaleggiante ritorna ne I nostri antenati, in particolare nel Cavaliere inesistente, di Italo Calvino, nella quale appare, per esempio, un ritratto molto ironico e allusivo dei Templari, cavalieri che agiscono nel bene e nel male (spesso nel male) condotti da una sorta di volontà superiore, quella del Santo Graal.

Partendo dai valori cortesi si può fare una breve incursione sugli usi e i costumi della società feudale e cortese (sul piano storico), anche attraverso la visione di film che ne dissacrano i luoghi comuni. Penso a L’armata Brancaleone di Monicelli. Ma penso anche alle rivisitazioni più o meno fantastiche; a proposito ho scoperto un sito che si chiama Cinema e Medioevo che contiene il titolo di oltre 3.000 film su tale periodo. Alcuni sono bellissimi, altri meno, ma ce n’è per tutti i gusti e le età (da Excalibur al Settimo sigillo e via di seguito). Non si dimentichi che un valore indiscutibile che infrange Tristano è la fedeltà al proprio signore, che nella società feudale era la base e la ragione stessa della coesione sociale. C’è da dire, inoltre, che la società

Si può parlare e molto della Gran Bretagna, anche in lingua, e dell’Irlanda visti gli scenari delle vicende del Tristano e Isotta, approfondendo, magari, la “questione irlandese”.

Si può discutere e molto di simboli. La società medievale era non solo profondamente cristiana, ma anche fortemente orientata ad una più generale lettura simbolica e allegorica della realtà. Cos’è un simbolo? Ne abbiamo anche noi, nella nostra società? Hanno valore? Quale? Qual è il limite della superstizione? Possiamo noi dare una lettura laica e nuova dei simboli della tradizione medievale?

Più in generale sarebbe interessante discutere con i ragazzi sulla nostra necessità di creare storie, anche inverosimili, sulla forza e il coraggio. Chi sono oggi gli eroi e perché? Perché, per esempio, piace da sempre sentirsi raccontare vicende legate al coraggio, alla forza fisica, alla fedeltà, all’amicizia, anche quando completamente inverosimili? Cosa ci manca (e forse ci è sempre mancato) nella vita di tutti i giorni per trovarsi a fantasticare su cavalieri senza macchia, draghi, donne bellissime e irraggiungibili?

Un lunghissimo percorso potrebbe essere affrontato sul tema dell’amicizia e dell’amore.

Bibliografia

Il libretto integrale può essere letto nella splendida versione italiana di Guido Manacorda sia nella mitica edizione Sansoni sia nella più recente veste Le Lettere. L’introduzione è splendida.

Nel libretto di sala dell’edizione del Tristan und Isolde andata in scena presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino nel 1999, ci sono saggi molto interessanti: Ascolto la luce?, di Cesare Mazzonis è un testo complesso, come molto ardua è la lettura dell’intervento di Massimo Cacciari “Sul rapporto Schopenhauer – Wagner”. Vi segnaliamo il pezzo di Franco Cardini su “Mito e tradizione del “Tristano” medievale, breve e chiara esposizione delle radici e dell’evoluzione mito di Tristano e della sua rivisitazione ad opera di Wagner. Questo saggio, e soprattutto le note, sono già lo schema di un percorso didattico.

E’ stato tradotto nel 2013 un monumentale e bellissimo testo sulle opere di Wagner che s’intitola Wagner Nights. Ernest Newman, già autore di una monumentale biografia del musicista tedesco e uno dei massimi esperti della sua musica, dedica al Tristano un capitolo di cento pagine: le prime, quelle che si occupano delle fonti e della genesi dell’opera sono interessanti e agili. Nella parte successiva Newman analizza la struttura musicale dell’opera: per wagneriani.

Centrato su Tristano e Isotta il saggio di Denis de Rougemont, L’amore e l’Occidente. Eros e morte nella letteratura europea, Rizzoli.

Thomas Mann ha scritto un romanzo breve dal titolo Tristano, storia di uno scrittore che in un sanatorio si innamora della moglie di un ricco commerciante. Il momento più emozionante è l’incontro rivelatore: sulle note del Tristano di Wagner i due si emozionano e sembrano vicini a dichiararsi. Curiosità: il sanatorio è nel paese di Wahlheim, paese nel quale è ambientato il romanzo di Goethe I dolori del giovane, storia d’amore drammatica e famosissima e, soprattutto, nome della casa dei Wesendonk, nella quale viveva Matilde, vera musa di Wagner ai tempi del Tristano.

Antonio Tabucchi ha scritto un romanzo dal titolo Tristano muore, nel quale il protagonista ripensa alla sua vita mentre muore a causa della cancrena.

Quali fonti possiamo indicare quelle tradotte ed economiche ristampate di recente:

THOMAS, Tristano e Isotta, Garzanti, versione in versi, con agile buona introduzione.

GOFFREDO SI STRASBURGO, Tristano, Mondadori, versione in prosa molto più estesa, nella quale la vicenda è molto ricca di colpi di scena. Qui è molto chiara l’idea (sposata dall’autore che ne fa un precursore del sentire ‘romantico’) che l’unica legge a cui si deve ubbidire è quella dell’amore, di fronte alla quale tutto perde di senso, anche Dio.

Il romanzo di Tristano e Isotta, di JOSEPH BEDIER, è invece stata pubblicata in versione “scolastica da Edisco, con tanto di apparato di analisi del testo. Avventure, sangue etc, etc.

In Edizione Einaudi ragazzi suggeriamo “La storia di Tristano e Isotta” raccontata da Mino Milani

Per i più piccoli: Tristano e Isottadi Béatrice Fontanel, Aurélia Fronty e A. Galeotti, Donzelli Ed.; Tristano e Isotta. Una piccola storia sul destino e sull’amore eterno di Carollina Fabinger Ed. Nuages

 

Biografie su Wagner (in Italiano, ovviamente)

Il problema delle biografie di un tale gigante della musica è che appaiono un po’ retoriche (usiamo qui un eufemismo). La più abbordabile è quella di RUBENS TEDESCHI, Invito all’ascolto di Wagner, Milano, Mursia, prima edizione del 1993, che si trova facilmente. Più antiche e impegnative quelle di CURT VON WESTERNHAGEN (edizioni Accademia, 1977) e quella di ALDO OBERDORFER (Riccardo Wagner, Mondadori, prima edizione addirittura 1933). Sintetici, ma utili, i profili fatti da MASSIMO MILA nella sua Breve storia della musica, Einaudi varie edizioni, quello presente nella Storia della musica di M.BARONI, E. FUBINI, P.PETAZZI, P.SANTI , G. VINAY (sempre Einaudi), o quello di RENATO DI BENEDETTO nel suo Romanticismo e scuole nazionali (EDT, 1982). Belli i saggi di MASSIMO MILA, raccolti e pubblicati con il titolo Cronache wagneriane da Rizzoli proprio nel 2013 (contiene il racconto del Tristano che Mila scrisse per ll Dizionario delle opere Bompiani).

Sugli ultimi anni della vita di Wagner e sul suo rapporto con Ludwig II di Wittelsbach, re di Baviera è uscito di recente (2011)un godibilissimo saggio (di taglio storico) dal titolo Parsifal e l’Incantatore di NICOLA MONTENZ che ricostruisce il complesso rapporto fra musicista e discepolo/protettore, sfondo della scrittura del Parsifal e della costruzione del Teatro di Bayreuth, tutto nel segno della riscoperta della mitologia medievale. Dello stesso autore consigliamo L’armonia delle tenebre, un saggio sull’uso della musica nel Terzo Reich, che parla molto della strumentalizzazione della musica di Wagner da parte del regime Nazionalsocialista.

Abbiamo scovato miracolosamente un testo di ELENA PRIMICERIO, Racconti wagneriani, Marzocco, 1956, che raccoglie i racconti delle trame delle opere di Wagner in modo colloquiale e adatto ad un pubblico di bambini (ciò non toglie che le storie siano molto ingarbugliate).

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire il pensiero di Wagner esistono alcuni testi sia di sua mano sia critici. Per sua natura infatti l’artista spesso dava alle stampe saggi di riflessione sulla musica, sul ruolo dell’artista nella società e su quella che sentiva come la sua rivoluzione. Questi scritti sono stati tradotti e più volte pubblicati: fra questi citiamo L’arte e la rivoluzione (Fahrenheit 451 editore, 2003) e L’arte dell’avvenire, Rizzoli, 1983 (una sintesi è consultabile digitando su Google Richard Wagner e L’arte dell’avvenire). Sulla teoria wagneriana possono essere consultati di ENRICO FUBINI sia L’estetica musicale dal Settecento ad oggi (Einaudi, varie edizioni fino a quella del 2001) sia Il pensiero musicale del Romanticismo (EDT, 2005). Ci permettiamo di segnalare sul tema le pagine splendide e comprensibili (finalmente!) di GEORGE STEINER in La morte della tragedia, Garzanti, 1999, ma è del 1961).

Molto impegnativa la monografia di THEODOR H. ADORNO, Wagner, Einaudi, prima edizione 1966


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Infine la trama che potrete leggere qui sotto.

 

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