Dalla fibra al tessuto

I colori naturali in cucina e in Toscana

13 Gen 2014

coloriresized_colorinaturaliLa tintura naturale con le piante è un’attività didattica molto completa in quanto tocca numerosi argomenti come la storia, l’arte, la scienza, la tradizione ed il territorio.

La sperimentazione è relativamente facile e la soddisfazione di aver colorato lana, cotone o seta è incomparabile. In più, i colori ottenuti dalle piante hanno una luce particolare, una bellezza legata ad una storia, la storia di una pianta, di un territorio.

Durante il percorso del progetto Dalla Fibra al Tessuto, dopo aver studiato le varie fibre tessili naturali, i ragazzi delle classi partecipanti hanno acquisito le basi della tintura naturale grazie ad una divertente lezione/laboratorio.

Il materiale di base è semplice: fornelli per riscaldare, una o due vecchie pentole, un mestolo di legno, un colino e un paio di guanti bastano per iniziare gli sperimenti. Ma attenzione! Questi strumenti devono essere dedicati soltanto alla tintura, non più alla cucina per evitare ogni rischio per la salute.

I tessuti o filati da tingere devono essere in fibra naturale, nei nostri armadi si trovano facilmente vecchi lenzuoli di cotone, canovacci di lino, gomitoli di lana non colorata.

E le piante? Ovviamente non tutte le piante hanno delle proprietà tintoree. Cercando in cucina e nella natura vicino a noi ne possiamo trovare tante!

In cucina

Apriamo tutti i cassetti e sportelli della cucina! Spezie come la curcuma (radice proveniente dall’India) e lo zafferano non servono solo a cucinare il risotto ma producono bellissime tinture gialle; possiamo anche usare il curry, che contiene la curcuma.

Gli scarti possono essere riciclati in coloranti: buccia di cipolla dorata per l’arancio e quella della cipolla rossa per il verde muschio. Usate l’acqua di bollitura delle castagne per tingere i tessuti in beige e marrone chiaro invece di buttare via subito l’acqua nel lavandino.

Anche gli scarti del carciofo (tintura beige), le buccie di melograno (tintura gialla), le bustine di tè nero (tintura beige/marrone) si possono usare.

In Toscana

E se non bastano i colori trovati in cucina, andate a fare una passeggiata in campagna, la Toscana è piena di fonti di colore!

Per il marrone si possono usare le foglie e il mallo di noce (invulcro morbido e verde che racchiude la noce e il suo guscio duro, il mallo diventa marrone seccando). Oltre alla buccia del frutto, anche le foglie e i ricci del castagno (detto albero del pane) sono ricchi di tannini, coloranti beige marrone.

Il famoso zafferano è ricavato dal pistillo di un fiore chiamato Crocus, si trova anche in Toscana!

I colori primari si ottengono da tre piante presenti in Toscana: la verga d’oro (giallo), la robbia (rosso) e il guado (blu).

La verga d’oro cresce a settembre e ottobre lungo le strade e nei terreni incolti, si riconosce grazie a i suoi fiorellini gialli.

La robbia è una pianta rampicante le cui radici tingono di rosso, rosa e arancio, si trova spesso nelle siepi e nei sotto boschi.

La pianta di guado era molto usata nel medioevo per le tinture blu. Si può ancora trovare in modo spontaneo nella zona di Sansepolcro dove è stata a lungo coltivata.

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