NUOVE TECNOLOGIE E PATRIMONIO CULTURALE

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Il 2018 è l’anno europeo del patrimonio culturale. Un anno dedicato alla conoscenza del nostro patrimonio culturale, nelle sue manifestazioni materiali, immateriali e digitali. Il patrimonio culturale testimonia la civiltà, la storia e la cultura di uno stato, rappresenta la sua più profonda e vera identità; racconta storie, viene costantemente reinterpretato ed è in continua evoluzione.

La Redazione di PortaleRagazzi ha così deciso iniziare il 2018 scrivendo un editoriale incentrato sulle nuove tecnologie per il racconto dei beni culturali, sottolineando le loro applicazioni per quanto riguarda la fruizione e la didattica. Cominciano subito col dire il concetto di bene culturale sta vivendo ormai da alcuni decenni una fase di cambiamento ed evoluzione, in quanto il valore che gli viene attribuito dipende sempre di più dal grado di fruizione che è capace di ottenere da parte di un pubblico di utenti. Al contempo la società contemporanea è stata completamente rivoluzionata da tecnologie che, con grande rapidità, si sono radicate in ogni fascia di utenza fino a modificare comportamenti e abitudini. L’uso quotidiano di pc, smartphone e tablet, per effettuare operazioni sempre più eterogenee ha fatto diventare questi oggetti parte integrante della quotidianità di ognuno di noi, non ultime, anzi, le nuove generazioni. La ricerca d’informazioni passa sempre di più attraverso la rete, che si tratti di servizi o d’informazioni storico-culturali. Mappe e guide legate al turismo, poco a poco, di sono adattate ad una fruizione che è sempre più online, piuttosto che cartacea. Non solo. Grazie a tecnologie come la realtà aumentata, non è più l’utente a cercare le informazioni legate a un luogo, ma sono queste che si propongono all’utente, ed in modo sempre più “accattivante”!

Premesso ciò, nell’ambito della conoscenza, valorizzazione e didattica dei beni culturali mediante le tecniche di ICT, possiamo individuare tre modalità d’interazione tra nuove tecnologie e beni culturali. La prima, di tipo comunicativo, è volta a presentare contenuti più o meno approfonditi, ma comunque in maniera narrativa ad un pubblico ampio e variegato (anche se la tendenza è quella “targhettizzare” sempre di più i contenuti, a seconda dell’utente) per mezzo di tecnologie e dispositivi come gli smartphone ed i tablet. La seconda, di tipo didattico, si avvale, generalmente, di applicazioni culturali tecnologiche con questo specifico indirizzo, rivolte a un pubblico definito (studenti di vari gradi d’istruzione) ed hanno dunque una struttura e un linguaggio estremamente organizzati. Attraverso sistemi mobili, ricostruzioni tridimensionali interattive, etc. il processo cognitivo viene arricchito di contenuti visivi in realtà virtuale ed aumentata, usati come mezzo privilegiato per presentare anche visivamente concetti e situazioni storiche. Dunque, le nuove tecnologie in questo caso servono come mezzo facilitato per portare lo studente a compiere un percorso verso l’acquisizione di conoscenze e competenze su di un particolare tema o argomento. Il percorso educativo che viene impostato prevede, basandosi su un procedimento, generalmente, tipico dell’ambiente ludico, una serie di step sequenziali che una volta superati portano al raggiungimento di un obiettivo didattico. La terza, è quella del turismo culturale. L’uso delle tecnologie in questo campo prevede un uso sempre maggiore di device mobili per poter consultare la storia di un territorio e dei suoi beni direttamente in loco, usando un sistema che fonde dati geografici con informazioni di tipo storico e culturale. Queste tre modalità, benché abbiano proprie specificità, non sono comunque nettamente distinte tra loro, in quanto le tecnologie ad oggi maggiormente utilizzate per la conoscenza, la fruizione e la didattica dei beni culturali (siti e portali dinamici, social network; App per dispositivi mobili; Ricostruzioni virtuali, semplici ed interattive; Realtà aumentata) sono spesso incrociate in un sistema di interazione reciproca che porta ad esempio a trovare una stessa ricostruzione virtuale all’interno di un sito consultabile via web, all’interno di un’App per tablet o come contenuto attivabile per mezzo di realtà aumentata. Del resto, uno dei vantaggi del dato digitale risiede proprio nella modularità del dato, che può essere reimpiegato con adattamenti minimi a diversi scopi e strumentazioni.

Con specifico riferimento alla didattica, da quanto sopra esposto, si evince che le nuove tecnologie, indubbiamente, hanno innovato e continueranno a innovare la didattica per i beni culturali, come anche più in generale la scuola, ma occorre che bambini e ragazzi sotto la guida degli insegnanti in classe, e dei genitori a casa, ne facciano un uso consapevole e responsabile, al fine di arrivare a renderli in grado di muoversi in autonomia e con competenza. Troppo spesso, infatti, l’esperienza quotidiana di utilizzo da parte dei giovani – ma non solo – di pc, smartphone, tablet, etc. va nella direzione di uno sfruttamento superficiale e parziale delle enormi potenzialità degli strumenti che hanno in mano. Secondo l’indagine “OCSE PISA 2012 – Studenti, Computer e Apprendimento, una Connection Migliorabile”, pubblicato dal MIUR, gli studenti italiani hanno buone capacità di navigazione generica sul web, ma si smarriscono facilmente quando si tratta di fare ricerche più raffinate e approfondite. Inoltre, l’uso di pc e dispositivi mobili è fortemente condizionato dalle condizioni socio-economiche, ovvero la disparità digitale sembra essersi spostata dalla differenza di possibilità di accesso alle tlc alle modalità di utilizzo da parte degli studenti: gli svantaggiati “navigano” più per motivi ludici rispetto agli avvantaggiati che “navigano” anche per un uso informativo e di allargamento delle conoscenze. Occorre quindi promuovere un utizzo critico delle nuove tecnologie, attraverso pratiche che abbiano l’obiettivo di formare studenti in quanto e-citizen consapevoli, aggiornati e creativi; ed ovviamente i primi a dover adottare un approccio di questo tipo debbono essere gli insegnanti che, quando e se necessario, debbono essere – come peraltro in molte realtà già avviene – formati e coadiuvati da altri insegnanti scelti dalle singole scuole e deputati a far da volano alla progettazione innovativa in chiave digitale, o da esperti esterni. E al riguardo, corre l’obbligo ricordare che si tratta di un approccio in buona parte adottato anche dal Piano Nazionale Scuola Digitale del MIUR.

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