Chi era Schiller?

Torniamo per un attimo alla lettera di Verdi. Qui si parla di Schiller. Chi era? Innanzitutto uno degli autori più amati da Verdi: da questo scrittore, infatti, il nostro musicista aveva preso ispirazione per ben quattro opere: musicò La Pulzella d'Orléans (Giovanna d'Arco), I Masnadieri, Intrigo e amore (Luisa Miller) e il Don Carlos. Schiller, accanto a Shakespeare e Hugo, era l’autore preferito dal nostro compositore.

Era uno scrittore molto passionale e appassionato, che aveva interpretato alcuni degli aspetti più interessanti della cultura della sua epoca, che potremmo riassumere nella parola Romanticismo. Nel corso di questo periodo (nei primi anni dell’Ottocento) un po’ ovunque in Europa gli artisti ebbero l’idea che non tanto la razionalità, l’equilibrio, l’armonia, la serenità, ma la passione, la stranezza, il bel gesto (magari inutile), l’eroismo, la ricerca dell’assoluto dovessero esser i contenuti delle loro opere. Per alcuni questo non fu soltanto un’idea: Byron, per esempio, andò a combattere in Grecia, dove la popolazione voleva scacciare gli invasori Turchi (e qui morì).Il Don Carlos (in tedesco Don Karlos, Infant von Spanien) di Friedrich Schiller fu rappresentata per la prima volta il 29 agosto 1787 al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo. 

I falsi storici

Schiller conosceva la storia molto bene. Insegnerà questa materia all’Università di Jena. Ma il Don Carlos conteneva molte licenze poetiche, potremmo dire molti errori. Ma all’scrittore tedesco non importava nulla; lui, infatti, volle creare un mito, il mito del principe buono, introverso, impulsivo e un po’ ingenuo e sognatore che muore per contrastare il padre. Inoltre voleva soprattutto dire la propria opinione su un tema che gli stava a cuore: “Questa è la condizione in cui si trova l’uomo. Circondato da infinite forze che gli sono tutte superiori, e che agiscono da dominatrici, l’uomo, in virtù della sua natura, reclama il diritto a non subire violenza alcuna”. La violenza del potere, il desiderio di libertà questi sono i punti fondamentali del suo Don Carlos e la vita del principe, diciamocelo, era solo un pretesto. Oltre alle diversità tra il Don Carlos che vediamo in scena, debole e insicuro indubbiamente, ma non certo il malato mentale che fu, il vero Filippo II all'epoca dei fatti era poco più che trentenne e non era certo l'uomo avanti con gli anni che noi vediamo in scena.

L’amore tra Don Carlos ed Elisabetta e la gelosia di Filippo sono pura fantasia: Don Carlo fu davvero al centro di una congiura contro il padre e per questo venne imprigionato, ma la vita sentimentale suo o di Filippo non ebbe alcun peso in tutto ciò.

Il soggetto dell'opera non sono gli avvenimenti storici, ma le tematiche e le riflessioni che quegli avvenimenti pongono alla nostra attenzione; e sono tematiche e riflessioni che li trascendono e appartengono a tutte le epoche; al XVI secolo di Filippo II, al XIX di Schiller e di Verdi e al nostro XXI secolo:

– il difficile rapporto tra lo Stato e la Chiesa;

– lo scontro tra la laicità e l'integralismo;

– l'aspirazione alla libertà e all'indipendenza dei popoli oppressi;

– il contrasto fra la volontà dei padri e dei figli

L’idea che nell’Ottocento si venne formando sulla storia e sulla società della fine del Cinquecento e del Seicento era un’idea mitica, ma non in senso positivo tutt’altro: intrighi, assassinii. Ottusità mentale, superstizione, violenze, tradimenti ……Eppure molte cose belle ci sono rimaste di quel periodo: la musica, l’architettura, la pittura ….. (esempi illustrati).

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