MINORI SOCIAL NETWORK E MESSAGGISTICA

Lo scorso 25 maggio nell’Editoriale “GDPR E MINORI” si dava notizia che in base al GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679) il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia almeno 16 anni e che, qualora il minore abbia un’età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale. 

Il GDPR prevede tuttavia che gli Stati membri possono stabilire per legge un’età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni. Bene, per quanto riguarda il nostro paese, il 19 settembre, è entrato in vigore il decreto legislativo 101/2018 che ha adeguato la normativa italiana al GDPR, e per quanto riguarda i minori prevede specificatamente che: “Chi ha 14 anni potrà iscriversi liberamente sui social network e utilizzare i servizi di messaggistica istantanea (WhatsApp, ecc.), mentre gli under 14 hanno bisogno del consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Preso atto della scelta del legislatore, occorre comunque tenere presente che i minori necessitano di una specifica protezione relativamente ai loro dati personali, in quanto possono essere, e spesso lo sono, meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze e delle misure di salvaguardia, nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali. E in particolare, tale protezione dovrebbe riguardare l’utilizzo dei loro dati personali a fini commerciali. Ma allora, tornando alla scelta presa dal legislatore italiano è giusta? Presumibilmente la risposta, non può essere univoca, e possiamo solo provare a fare delle considerazioni. Se consideriamo il comportamento on line dei minori italiani, secondo alcune ricerche, i 14 anni sembrerebbero essere oggi un’età sufficiente a garantire l’attivazione dei meccanismi cognitivi di controllo utili ad assumere per lo più decisioni consapevoli online. Al contempo, però, le decisioni automatizzate (ad esempio un certo uso di alcune profilazioni) tenderebbero a far aumentare alcune dipendenze, generando rischi per la salute dei minori. A questo si aggiunge, che soprattutto gli adolescenti tendono a utilizzare sempre meno piattaforme utilizzate dagli adulti, e anche quando le utilizzano, spesso è diverso l’uso che ne fanno e il significato che danno alla loro vita online. Per molti di loro, ciò che conta è non farsi leggere dai genitori e stare in un “luogo virtuale” frequentato principalmente dai coetanei.

E noi genitori, che giornalmente siamo alle prese con figli (minori) che navigano in internet, sul pc o su un device mobile, cosa possiamo fare per cercare di tutelarli?

La risposta, sembra essere ormai evidente, non può essere quella del divieto, bensì quella della mediazione, del dialogo e, certamente, anche del controllo. Controllo che può essere inteso come vigilanza sul minore alle prese con un dispositivo digitale, oppure di applicazione di filtri che limitino le sue esperienze di navigazione e comunicazione in rete in base a dei settaggi predefiniti, che consentono di stabilire a priori cosa il minore possa vedere, quali siti, in quali momenti della giornata e per quanto tempo, da chi può ricevere posta etc.

Premesso tutto questo, la Redazione di PortaleRagazzi ha ritenuto di fare una verifica in merito all’adozione di politiche di protezione dei minori da parte delle principali piattaforme online, indicando di seguito quelle che prevedono un’apposita sezione aggiornata in base al GDPR, clicca qui per vedere cosa abbiamo scoperto.

 

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