Le sfide ambientali

di Giampiero Maracchi*

A partire dagli anni ?70 nel mondo industrializzato si comincia sempre più a parlare dell’ambiente, ci si rende conto cioè che, mentre fino alla rivoluzione industriale l’impatto dell’uomo sul pianeta non differiva di molto da quella delle altre specie, se non nella capacità di colonizzarlo, con l’avvento delle tecnologie, conseguenti alla rivoluzione scientifica iniziata nel XV secolo e del conseguente modello economico sociale del liberismo, gli impatti sugli animali, sulle piante, sui processi naturali devono divenire argomento di attenzione.

L’uso sempre crescente di combustibili fossili mette in discussione gli equilibri climatici, la produzione di rifiuti, che non tornano se non lentissimamente nei cicli naturali geobiochimici, rischia di trasformare la superficie del pianeta in una enorme pattumiera, la creazione di molecole organiche da parte della chimica, i cui effetti a lungo andare sugli organismi non sono noti, ha effetti sull’aumento di alcune patologie, l’incremento demografico progressivo riduce sempre di più gli spazi vitali per la vita individuale e collettiva, il crescente uso dei motoveicoli diventa un limite alla mobilità e causa di stress. La risposta che si è cercato di dare a questi problemi si appoggia prevalentemente su un azione di monitoraggio delle sostanze che appaiono alle analisi responsabili a corto termine di danni alla salute dell’uomo, degli animali o delle piante ed alla formulazione di criteri e di norme che dettano i limiti entro i quali contenere tali sostanze. Ne è la base scientifica un programma internazionale di ricerca MAB – Man and Biosphere, patrocinato alla fine degli anni ?60 dall’UNESCO, che ha dato un contributo determinante alla conoscenza dei meccanismi ambientali. In ogni caso la risposta si è basata su un approccio quasi esclusivamente tecnologico coerente con il modello di economia industriale e di mercato. Tale approccio spesso è caratterizzato dal fatto che ogni soluzione tende a creare un nuovo problema senza mai raggiungere uno stato di equilibrio.

Alcuni movimenti ambientalisti e più che altro qualche singolo pensatore isolato hanno sollevato specialmente alla fine del secolo scorso il problema di fondo cioè la riflessione sul modello di economia, di valori e di comportamenti, che sono alla base della organizzazione delle società umane. Qualche conseguenza di queste riflessioni la si riscontra nell?impostazione della Commissione Brundtland, che svolge i suoi lavori negli anni ?80 concludendo con un documento che prende il nome dal secolo che stava per iniziare Agenda 21, nel quale si identificano una serie di misure da prendere per rendere lo sviluppo sostenibile. Così il termine sostenibile entra nel lessico comune di uomini di governo, di imprese, di mezzi di informazione e di militanti politici ma ancora con una limitazione importante di tipo filosofico, il termine sviluppo richiama un processo continuo e senza limiti anche perché richiama il principio di base di tutte le economie dei paesi industrializzati che è quello dell’incremento del prodotto interno lordo di una economia che è sostanzialmente basata sui consumi che aumentando, farebbero aumentare il benessere.
Ma la maggiore e fondata critica a questa impostazione è che il pianeta e le sue risorse sono limitate e quindi non è pensabile che un modello del genere possa essere applicato all’infinito e soprattutto a tutta la popolazione mondiale.

Ora se benessere significa qualità della vita sarebbe necessario definire meglio in cosa questa consista non riducendola solo ad indicatori di tipo economico finanziario come il prodotto interno lordo, ma anche ad aspetti che rendono la vita più piacevole, la soddisfazione nel lavoro che, occupando gran parte della vita, diviene, se vissuto come una costrizione, un elemento di frustrazione, come il tempo dedicato a se stessi ed ai propri interessi, il soddisfacimento di esigenze di tipo culturale, la sicurezza del futuro e molti altri aspetti che rendono la vita più ricca e piacevole. La globalizzazione del pianeta sembra invece andare nella direzione opposta a queste aspettative ed allontanare sempre di più i luoghi dove vengono effettuate le scelte di fondo da quelli dove queste scelte si attuano. Basta pensare al dilagare dei centri commerciali dove tutto è impostato non per rispondere ai bisogni della gente ma per spingerla a consumare il più possibile senza esercitare nessuna azione critica e consapevole.
Nella stessa direzione va l’uso disinvolto dei mezzi di informazione che veicolano valori, prodotti, comportamenti che sono solo funzionali all’economia dei consumi.

Credo che emerga chiaramente da quanto sopra esposto che il problema dell’ambiente non è solamente legato alla conservazione della natura o alla riduzione dell’inquinamento, ma piuttosto complessivamente al modello di vita, di lavoro, di consumi a cui si fa consciamente, o più spesso inconsciamente, riferimento. E’ appunto di questo che si parlerà in questa sezione del ?Portaleragazzi? attraverso un percorso che aiuti i giovani a crearsi una coscienza critica che rappresenta l’unica garanzia per fare delle vere scelte vissute come una conquista personale. Cercheremo di farlo attraverso la spiegazione del rapporto esistente tra ambiente ed economia, tra ambiente e stili di vita, cercheremo di introdurre gli argomenti anche attraverso una partecipazione interattiva che spinga i giovani a scoprire da soli mondi che talvolta hanno avvicinato solo nell’ambito di fredde spiegazioni scolastiche e che visti in un?altra ottica possono divenire affascinanti e stimolanti, cercheremo di affrontare temi che spesso appaiono sui mezzi di informazione solo in forma sensazionale, per capirne invece la reale portata, il significato ed il peso sulle nostre scelte personali. Se tutto questo servirà a formare anche in una percentuale ridotta, giovani capaci di pensare, di giudicare e di scegliere coscientemente riteniamo che questa iniziativa dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze sarà stata utile.
 

*Professore Ordinario di Climatologia, Università degli Studi di Firenze
e Direttore Istituto di Biometeorologia del CNR