Il Terzo Atto di Aida

alt
Atto terzo. Le rive del Nilo, rocce di granito tra cui crescono palmizi. Sul vertice delle rocce il tempio di Iside per metà nascosto tra le fronde. E’ notte stellata. Splendore di luna.
Una barca approda silenziosa sulle rive sacre. Guidata dal gran sacerdote, Amneris leva preghiere alla dea perché protegga le sue nozze imminenti.

Ma quella notte, sulle stesse sponde, Aida attende Radamès, rimpiangendo la patria perduta (“O patria mia… O cieli azzurri”). Amonasro però precede il nemico e, prima con sollecitazioni, poi con minacce, convince la figlia a tradire l’amante per salvare il suo popolo (“A te grave cagion m’adduce… Rivedrai le foreste imbalsamate”). Una nuova guerra si profila all’orizzonte, gli Etiopi sono pronti ad attaccare gli Egiziani, con ogni mezzo, anche con l’inganno. Per questo Aida dovrà farsi rivelare dall’ignaro Radamès i piani di battaglia dell’esercito faraonico. Oppressa dall’angoscia, la schiava incontra l’innamorato simulando serenità, sogna con lui una fuga d’amore (“Pur ti riveggo mia dolce Aida… Là, tra foreste vergini”) e ottiene le informazioni richieste dal padre. Non pago, Amonasro esce dal nascondiglio dove ha ascoltato ogni parola, si presenta a Radamès come il re degli Etiopi e cerca di conquistare il disperato condottiero alla causa etiope. Ma Amneris, spia infaticabile, denuncia il complotto ai sacerdoti e alle guardie. Grazie all’aiuto di Radamès, Amonasro e Aida riescono a fuggire, mentre il giovane si consegna a Ramfis, rassegnato a pagare la propria colpa.