La ricchezza viene dal fiume

altFin dall'antichità il fiume Arno è stato fonte di ricchezza per Firenze e per la Toscana. Un fiume tutto sommato modesto, ma molto sfruttato per innaffiare gli orti, estrarre la rena, far girare le pale dei mulini, lavare i panni, pescare, fonte di energia, di acqua da bere, di cibo.

A due passi dalla riva, nel medioevo fiorivano le botteghe legate all’arte della lana, che arricchì la città fin dal 1300, come quella dei tintori e dei saponai. Oggi queste attività sono scomparse, ma a poche decine di metri  dall’Arno si trovano ancora corso de’ Tintori, via de’ Saponai, via del Tiratoio, via delle Conce, tracce di uno straordinario passato per le attività che l'uomo vi svolgeva.  

L'Arno era un patrimonio inesauribile. Anche nelle piene. Gli imprenditori fiorentini dell’epoca aspettavano che il fiume ingrossasse per far arrivare a Pescaia Santa Rosavalle il legname delle foreste casentinesi. Tavole, travi, alberi interi legati e correvano come zattere chiamate foderi. Venivano ripescati nel porto sul fiume vicino a Firenze, che ha mantenuto il nome Porto di Mezzo, dopo Signa, dove c’erano una gradinata e una porta: la Porticciola delle Travi.
L'Arno è stato quindi come un  motore per l'economia della città anche per l'attività svolta dai renaioli, i cavatori della rena (ovvero, della sabbia e della ghiaia) dal fondo del fiume, arrivata fino alla metà del 1900. I renaioli stavano in mezzo al fiume dalla mattina alla sera e tiravano su quintali di rena in una giornata. Tornavano a riva soltanto quando il barcone era talmente carico che i bordi rasentavano il pelo dell’acqua. Il materiale era poi passato attraverso il vaglio con reti sempre più strette per separare i diversi materiali, e dalla riva venivano trasportati ai cantieri delle costruzioni con carretti trainati da cavalli o asini. Oggi quest'attività è cessata anche perché la legge vieta l'attività di estrazione di ghiaie e rena dai letti dei fiumi nel bacino dell'Arno.

Proprio sulle rive dell'Arno che, nel corso dei secoli, sono nati fabbricati e impianti utilizzati per trasformare la forza dell'acqua in energia: energia idraulica, appunto, necessaria principalmente nelle lavorazioni della lana, ma anche nell'industria della carta. Fra le fabbriche che hanno beneficiato del fiume vanno ricordate le gualchiere, impianti per l’industria tessile inizialmente mossi dalla forza della corrente dell'acqua.Salto a Subbiano
Altri sistemi che hanno utilizzato la forza del fiume sono stati i mulini ad acqua. Infatti, alla fine del 1700, nella città e intorno, esistevano ben 14 mulini ad acqua tutti vicino a una gora d'acqua o ad una pescaia.
Il fiume, attraversando il territorio fiorentino, incontra almeno 13 cascatelle, dette briglie, salti o pescaie. Si tratta di sbarramenti che rallentano il corso dell’acqua e da un'altezza maggiore la fanno cadere più in basso. Erano molto utili anche per la pesca, costituendo una barriera per i tanti pesci che popolavano l'Arno.
Attualmente è in atto un rinnovato utilizzo dell'energia dall'acqua dell'Arno con il progetto di adattamento di 13 briglie del tratto fiorentino dell'Arno. Lo scopo è quello di produrre energia idroelettrica: energia pulita che può essere ricavata sfruttando la forza delle piccole cascate formate da pescaie.

 

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